IL TRENO PASSA SOLO UNA VOLTA

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E’ di queste settimane il balletto dei sindaci che fanno a gara su‘ chi è più duro’ nel negare il trasferimento sul proprio territorio dello scalo ferroviario delle merci che nel corrente anno dovrebbe abbandonare la città di Bergamo per destinazioni provinciali quali Verdello, Terno d’Isola, Levate, Gorlago e Montello.

Sono altrettanto chiare a tutti le difficoltà della temperie economica ed occupazionale attuali; mentre tutti si dicono preoccupati sembra che le stesse persone se ne dimentichino allorché da soli ed isolatamente, in assenza di un confronto istituzionale preventivo, negano sul nascere qualsiasi ipotesi di inserimento di nuove attività nel tessuto imprenditoriale, nonostante possa risultare senza costi per l’Ente Locale, come sembra si verifichi in questa occasione.

Il caso di Roma, dove si licenziano 1666 dipendenti per il trasferimento dell’azienda, risulta un esempio illuminante degli effetti di tali dimenticanze!

La carenza di cultura politica e l’oblio della vicenda storica locale sono la madre di simili comportamenti; la storia della prima metà del Novecento ricorda il passaggio dalla miseria e dall’analfabetismo in cui versava la maggior parte della popolazione alle scelte politiche di apertura all’industrializzazione e alla pianificazione territoriale della seconda metà del Novecento.Tali cambiamenti strutturali, effetto della piena rivoluzione industriale, ci ricordano la necessità di governare il cambiamento, o meglio di progettarlo affinché gli avvenimenti non ci trovino assolutamente impreparati.

Le decisioni individuali, in assenza di confronti programmatici attendibili, portano all’assunzione di scelte che non garantiscono il prossimo sviluppo; bisogna prendere atto che è necessario attrezzarsi per capire e determinare il futuro, senza dimenticare che ‘se non governi i cambiamenti ti prenderai sempre il peggio’.

D’altro canto la politica ha precise responsabilità poiché i Sindaci, cristallizzati nel ruolo di esecutori amministrativi, scontano l’assenza dell’abitudine al governo dello sviluppo, di momenti aggregativi, all’interno dei quali potersi confrontare per assumere una visione globale dei problemi economici che si coniughi con una particolare attenzione allo sviluppo socio-culturale locale.

Il venir meno di una normativa nazionale  (aree vaste, zone omogenee) non impedisce di attingere ad esperienze compiute in altri ambiti, quali Unità Sanitarie Locali, Comprensori, Distretti vari,…, utili per avviare percorsi aggregativi estesi a tutto il territorio provinciale e fondati su una scelta volontaristica.

Il Circolo Culturale della Valle Cavallina, di recentissima costituzione, riflettendo sul tema ‘Se sia possibile un diverso modello di sviluppo per la valle Cavallina’, sul quale ha elaborato un proprio documento (21.10.2016), è giunto ad individuare nella resistenza dei Comuni rispetto alle forme aggregative sovracomunali, in particolare se calate dall’alto, una delle cause della attuale rigidità. Una attenta analisi storica che ripercorre il comportamento delle comunità locali nei secoli evidenzia che l’unico meccanismo che ha permesso e probabilmente può ancora permettere l’aggregazione tra le Comunità Locali risiede nella creazione di Istituzioni di Obbiettivo fondate sulla individuazione di nuove risorse comuni sulle quali si possano mobilitare l’interesse delle popolazione locali.

Un esempio è la recente aggregazione su base volontaria che vede coinvolti i Comuni contermini alla città ed al Comune di Bergamo.

La vicenda dello spostamento dello scalo ferroviario delle merci, dalla città di Bergamo ad un’altra località della Provincia su una delle direttrici che l’attraversano, può essere l’occasione per valutare se una logica di programmazione di mobilità delle merci così come quella delle persone, abbia senso in una discussione tra i diversi attori pubblici (le Istituzioni) e privati (Associazioni di interesse) che siano compatibili anche alla opinione pubblica di cittadini informati e partecipi.

Aldo Bellini – C.C. Valle Cavallina

 

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